Lavoro con chi sente il richiamo dell’autenticità, con chi ha qualcosa da dire e vuole farlo con una voce vera, libera, non costruita.
“Anima Digitale Selvatica” è il mio modo di stare nel digitale: con i piedi ben piantati a terra e lo sguardo rivolto lontano.
🌀 Non seguo mode. Seguo storie.
E le trasformo in presenza, parole, visioni digitali che lasciano il segno.
Anima
Selvatica
🌕
Il nome arrivò una mattina d’inverno, quando il vento sembrava spazzare via ogni certezza e il cielo delle Marche si era fatto grigio come la pietra vulcanica delle necropoli del territorio da cui provengo. Stavo passeggiando in un bosco, seguendo un sentiero che non conoscevo, quando vidi un cerbiatto fermo tra i faggi.
Non scappò.
Mi guardò, immobile, come se mi avesse riconosciuta.
Fu in quel momento che le parole si formarono chiare dentro di me, come una voce che non veniva dal cervello, ma dalle ossa:
“Anima Selvatica.”
Capii subito che non era solo un nome. Era un ritorno, un richiamo, una visione. Era la sintesi di tutto ciò che avevo sempre cercato:
la libertà del vento,
il silenzio dei luoghi antichi,
e la bellezza imperfetta di chi lavora con le mani e con il cuore.
Anima Selvatica non sarebbe stato solo un progetto. Sarebbe stato un modo di essere.
Creare siti web, scrivere testi, sviluppare strategie digitali per chi non vuole urlare, ma raccontarsi.
Per chi ha qualcosa da dire e non sa da dove cominciare.
Per chi sente che la natura, l’autenticità, la lentezza possono coesistere con la modernità — non come ostacoli, ma come radici🌿.
Ho iniziato con pochi clienti: una piccola azienda agricola che produceva lavanda, un artigiano che costruiva coltelli seguendo le lune, una guida che portava i turisti nei boschi parlando con gli alberi.
E ogni volta, riuscivo a creare qualcosa di più di un sito. Creavo un racconto, un luogo digitale che respirava, che camminava con chi lo abitava.
Scrivevo i testi come si piantano semi: con attenzione, con amore, con la consapevolezza che cresceranno solo se lasciati liberi.
Intanto, continuavo a camminare nei boschi, a parlare con le rocce, a filmare la luce che cambia sulle foglie🍁.
Dicevano che ogni sito firmato da me profumava di legno e parole antiche.
Dicevano che nelle mie consulenze si sentiva l’eco delle tombe etrusche dei miei antenati, dei cinematografi del mio paese, delle bottiglie di gazzosa di mio nonno, delle nonne silenziose e ribelli della mia famiglia.
Dicevano che Anima Selvatica non era solo un nome.
Era una genealogia trasformata in visione.
E io, Francesca, mi scoprivo ogni giorno più vicina a me stessa.
Scrivendo per gli altri, avevo trovato finalmente la mia voce🌀.
