VIVIAMO IN UN HABITAT NARRATIVO
Siamo abituati a pensare che il nostro habitat sia fatto di luoghi fisici.
La casa in cui viviamo, i boschi che attraversiamo, la scrivania dove lavoriamo.
Ma c’è un altro tipo di habitat, invisibile e potente, in cui siamo immersi ogni giorno: l’habitat narrativo.
È fatto di parole, simboli, immagini, storie.
È l’ambiente intangibile in cui ci muoviamo quando scorriamo un sito web, ascoltiamo un podcast, leggiamo un post o guardiamo un video.
Ogni brand, ogni progetto, ogni professionista racconta (volente o nolente) qualcosa.
E in questo spazio narrativo, o ci si perde…
O si sceglie consapevolmente che storia raccontare.
Siamo ciò che raccontiamo di noi. — Umberto Eco
Viviamo sempre più in un “habitat narrativo”.
I nostri profili social, d’altronde, che cosa sono se non rappresentazioni narrative?
In questi spazi virtuali, infatti comunichiamo le piccole e grandi imprese alle quali adempiamo giornalmente nei tanti e diversi ruoli che incarniamo offline.
Sempre iperconnessi e immersi nel content continuum, siamo fruitori e, allo stesso tempo, propagatori di informazioni sia quando ne creiamo di nuove, sia quando condividiamo i contenuti di altri, selezionandoli sulla scia dei nostri interessi.
Quale filo conduttore lega questo materiale tanto vario che condividiamo nella Rete in una trama unica, se non il racconto virtuale che facciamo agli altri di noi stessi?
E, in fondo, passando dal virtuale al reale, non offriamo un racconto di noi anche quando comunichiamo idee e passioni, lavoro e carriera, amicizie e amori a chiunque ci giri intorno?
Che siano colloqui di lavoro o eventi, presentazioni e report, conferenze e attività didattiche, opure semplicemente un post su face book e una foto su instagram, «sul lavoro e nella vita è una richiesta continua di narrazioni» (Andrea Fontana).
Raccontarsi è necessario e irrefrenabile per definire le nostre identità. La pulsione ci spinge a esprimere le nostre personalità, però questo «richiede costantemente: scrittura, ri-scrittura, lettura, dialogo, processi narrativi che sappiano emozionare, competenze narrative».
«Oggi sul lavoro e nella vita o sai raccontare o sei fuori. E subisci quello che altri decidono, pensano raccontano» (Andrea Fontana).
Il mio lavoro [come Anima Digitale Selvatica] nasce proprio qui:
nella giungla di parole e significati che compongono l’identità digitale.
Aiuto chi ha qualcosa da dire a farlo con coerenza, verità e bellezza.
Attraverso siti web, storytelling, testi e strategie digitali su misura.
In un tempo in cui i contenuti si moltiplicano, la differenza la fa chi sa coltivare una voce autentica.
Una narrazione capace di risuonare, di emozionare, di far sentire a casa chi legge.
Se senti che è il momento di costruire (o ricostruire) il tuo habitat narrativo digitale,
con uno stile che rispetta la tua essenza e i ritmi naturali del tuo lavoro,
scrivimi.
Ti aiuterò a raccontare la tua storia nel modo in cui merita di essere ascoltata.
Con radici profonde, parole vive e un’anima selvatica.
Se ti risuona quello che hai letto, dai un’occhiata ai miei servizi o scrivimi per una consulenza personalizzata.
